martedì, 12 febbraio 2008

"Ormai è l'autunno, tutto torna a dormire, tutto scompare nella pace dell'inverno imminente. Anche i rumori vanno in letargo come ghiri nelle tane. Le case tacciono, ascoltano, sentono la neve depositarsi sui tetti. Quelle senza tetto la ricevono dentro i muri, sui solai, nelle cucine distrutte. La visita della dama bianca entra nel cuore delle case sgangherate. Il paese abbandonato guarda a tramonto con gli occhi malinconici delle finestre senza vetri, sospira adagio con la bocca delle porte sfondate. Era un bel paese, il nostro, adesso non c'è più. " I fantasmi di pietra, Mauro Corona

Oggi stavo seguendo distrattamente un programma su raitre dove si parlava in generale della perdita della manualità e del disperdersi di tutta una serie di professioni artigiane che in passato erano importantissime per l'economia non solo della famiglia ma di una nazione intera.

Poi è andata in onda un'intervista ad un alpinista-scultore-scrittore, tale Mauro Corona. E' stato amore a prima vista. Persona schiva, schietta, dotata di grande senso dell'ironia. L'ho ascoltato affascinata mentre raccontava dell'importanza del mestiere del falegname nel suo paese, di come nelle case il banco da lavoro fosse di importanza vitale. E poi ancora degli sposi che provvedevano a costruirsi gli arredi e le stoviglie, di come le travi di larice custodissero la vita, la morte, il sonno dall'alto dei sottotetti e del legno di ciliegio dei letti che - si diceva - favorisse il far l'amore.

Indubbiamente è un personaggio estremo, ha parlato a lungo di come, se dovesse venire un blackout, molta gente morirebbe poichè incapace di saper fare e schiava di ogni sorta di tecnologia. 

Magari esagera, anzi sicuramente. Però io ritengo che riappropriarsi di una certa manualità non farebbe male.  

Postato da Tzugumi alle 14:47
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