martedì, 22 gennaio 2008

Tzugumi: Domenica mattina, passeggiando per le vie del paese fra le vetrine dei negozi aperti, è accaduto un piccolo miracolo. Una forza misteriosa mi ha spinta a prolungare il mio tragitto verso la vetrina di quella famosa libreria dove ogni volta che chiedo un testo qualsiasi la proprietaria mi guarda come se fossi una marziana. In mezzo a tante copertine colorate e appariscenti, quel libro si distingueva per rara bellezza e semplicità. Era Il coperchio del mare di Banana Yoshimoto, arrivato qui con due giorni d'anticipo rispetto alle previsioni. Sono corsa dentro come una furia e altrettanto velocemente sono uscita stringendo al petto il mio preziosissimo tesoro.

Cara Simona, il romanzo è molto bello, delicato: sono sicura che ti piacerebbe tanto e che ti identificheresti immediatamente in Mari, innamorata del suo paese, che decide di inseguire i suoi sogni, aprendo un piccolo negozio in cui ogni oggetto esprime l'amore e la cura con cui è stato scelto. Pagina dopo pagina ho scoperto che non è poi così folle emozionarsi per le meraviglie della natura e commuoversi per la bellezza delle piccole cose, anche le più insignificanti. E come da migliore tradizione della scrittrice, la storia ci insegna a non disperare mai, ad andare avanti, a circondarci di affetti intimi e di momenti privati, ad amare e ad essere amati.  

Simona: Qualche anno fa andai al cinema a vedere L’uomo senza passato di Aki Kaurismäki, regista finlandese. E’ la storia di un uomo, giocatore d’azzardo, il quale giunto ad Helsinki viene assalito e picchiato tanto che viene creduto morto e trasportato all’obitorio. Egli, tuttavia, si risveglia quasi miracolosamente… ma scopre ben presto di aver perduto completamente la memoria, di aver perso i documenti e di essere, sostanzialmente, privo di identità. Sarà per lui l’inizio, faticoso ma eccezionale, di una nuova vita: accudito da una famiglia di diseredati che vive in una baracca in periferia, andrà a vivere a sua volta in una catapecchia vicino al fiume, lavorerà per un’associazione caritatevole e si innamorerà di una donna, timida, insicura e sensibile, volontaria presso l’Esercito della Salvezza. Quando riscoprirà la sua passata identità, troverà il coraggio per fare la scelta giusta per il suo futuro. Un film ironico, surreale e divertente, ma anche una riflessione amara sulle pecche del “welfare” nordeuropeo. Pervasa di ottimismo e di speranza, la storia ci regala delle situazioni e dei personaggi - sempre controcorrente, originali e decisamente borderline - i quali, seppur immersi in un’atmosfera di drammatica povertà, trasmettono fiducia, voglia di vivere e un’intensa dignità. Sono sicura che ti piacerebbe e che, in questo momento, ci saprebbe divertire e rasserenare.

* il quadro di Hopper è stato preso da qui.

Postato da Tzugumi alle 20:58
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lunedì, 26 novembre 2007

Fra un pezzo di crostata e una tazza di tè

Tzugumi: Come ti dicevo l’altra sera ho visto Il miracolo di Edoardo Winspeare. La storia in sé è molto semplice ed è basata essenzialmente su due personaggi: Tonio, un bimbo dolcissimo alle prese con una madre iperprotettiva ed un padre assente, che viene investito mentre con la sua bicicletta sta percorrendo una strada periferica che costeggia il mare, e Cinzia, alla guida dell’auto, apparentemente ribelle e selvaggia, che nasconde però col suo atteggiamento da dura un disperato bisogno d’amore. I loro incontri avvengono in una Taranto insolita, bellissima nei tramonti sul mare e nelle suggestioni delle coltivazioni di mitili, e struggente negli scorci della città vecchia – l’isola – e nei fotogrammi dei riti della Settimana Santa. L’ho trovato un film delizioso, senza pretese, che a tratti mi ha ricordato la dolcezza e l’ironia di Soldini per la scelta dei personaggi e per la cura dei particolari, come ad esempio i  colori – il rosso soprattutto - che prendono il sopravvento nelle inquadrature dove la scena è in ombra. Il tutto accompagnato da una duplice sonorità: quella affidata alle musiche degli Officina Zoè e quella propria del dialetto della città, elemento così preponderante nella storia e caratterizzante la bellezza di alcuni personaggi – il nonno primo fra tutti – che temo risulti difficile cogliere tutte le piccole sfumature… Insomma… dovremmo vederlo insieme! E sarebbe una lunghissima visione perché sono sicura che spesso e volentieri fermerei il lettore dvd per raccontarti alcuni aneddoti della città o tradurti alcuni dialoghi!.

Simona: Sarà l’atmosfera di festa - dalle mie parti inizia presto, con la fiera, le rassegne gastronomiche e le giostre - ma l’altro giorno mi è tornato in mente il capolavoro della letteratura "infantile" - nel senso più elevato del termine! - di Kenneth Grahame, Il vento tra i salici. Lo hai mai letto? Mi è venuta voglia di comprarne una copia da conservare per i miei nipotini… "Parla del desiderio che ciascuno di noi ha di sentirsi al sicuro dentro la propria casa, e di come ciò confligga con il nostro bisogno di avventura" - recita la quarta di copertina… ed è proprio così. Da piccola lo lessi a puntate, all’interno di una raccolta di fiabe quindicinale, "I raccontastorie" (la adoravo, perché i lettori erano, in realtà, attori e doppiatori di fama che m’incantavano con le loro meravigliose voci). Il libro narra di un bosco popolato da animali parlanti: un topolino d'acqua molto assennato, una talpa, stanca di vivere sottoterra, un rospo presuntuoso e ricco, eppure molto ingenuo, e, infine, un vecchio tasso burbero, ma equilibrato e sapiente… insieme a tanti altri. Naturalmente una delle mie avventure preferite era quella natalizia, durante la quale alcuni animaletti intraprendevano un lungo e faticoso viaggio sotto la neve per festeggiare tutti insieme la vigilia. L’incanto della natura, la forza dell’amicizia: sarai d’accordo con me sul fatto che non si tratta di un semplice "libro per bambini"!

Postato da Tzugumi alle 22:26
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