martedì, 22 aprile 2008

"Laggiù non conoscono ancora la luce. Io farò in modo di ravvivare quell' area dimenticata. Forse tra loro ci sono i frammenti della nostra memoria. Le informazioni perse, le speranze abbandonate." (Glauco Silvestri, Address)

Finalmente durante il weekend sono riuscita a leggere seriamente i primi racconti di Glauco, tralasciando per un momento la coda di romanzi che ormai si è stabilita da tempo sul mio comodino.

Il primo approccio è stato con Address, rivisitazione in chiave moderna del Vangelo, dei dodici apostoli e della loro persecuzione. Oltre al tema originalissimo - gli apostoli fanno parte del cyberspazio - ciò che colpisce maggiormente è la capacità di calamitare l'attenzione del lettore attraverso il semplice dialogo fra i vari personaggi, evitando ogni sorta di descrizioni. Direi che l'esperimento, così come lo definisce l'autore, è perfettamente riuscito, le pagine scorrono veloci coinvolgendo pienamente il lettore.

Il secondo racconto, Il desiderio di mordere, non poteva che attrarre la mia attenzione parlando di vampiri che, come ormai qualcuno saprà, sono la mia passione. In realtà mi è piaciuta molto di più la prima parte rispetto alla seconda, perché la vicenda è vista dal punto di vista del vampiro stesso, che combatte con i suoi ricordi di essere umano e con la necessità di nutrirsi, alle prese con un corpo che muta rapidamente. La scena del combattimento è molto cruda, per cui astenersi facilmente impressionabili alla vista - pardon, alla lettura - del sangue!

 magari il connubio non è dei migliori ma mentre leggevo avevo nelle orecchie Un'altra me di Sirya, un cd in cui la cantante interpreta brani di alcuni gruppi di nicchia nel panorama italiano. Le canzoni sono tutte bellissime ma fra tutte spicca Momenti, scritta da Sergio Endrigo.

 ah dimenticavo....oggi ho scritto un post qui...se vi va di leggerlo...

 

venerdì, 18 aprile 2008

Considerando che non riesco a districare i pro e i contro che mi servono per prendere una decisione ho alla fine stabilito che è meglio dormirci sopra e lasciare che le ansie si sedimentino almeno per qualche ora.

E siccome è tanto tempo che trascuro la lettura oggi mi dedicherò ad un paio di racconti di un amico che ho vergognosamente trascurato. Se non volete aspettare la mia modesta recensione potete trovarlo qui e sapere tutto - o quasi - di lui.

Buon weekend, speriamo pieno di sole!

PS: se siete nei dintorni di Bari segnalo Costruire - Biennale Internazionale dell'Edilizia.

lunedì, 24 marzo 2008

O forse sarebbe il caso di dire arrivederci, di archiviare il caso cioccolata fondente al prossimo Natale.

Sono passata indenne dalle feste pasquali, dagli innumerevoli cibi e dolci. Perchè è inutile, nonostante tutte le buone promesse ci si ritrova sempre a mangiare di più. Questa volta poi è stata proprio la cioccolata a tentarmi, quella fondente, nera, amara, capace di farmi provare sensazioni indescrivibili. Forse perchè non ne mangiavo da tanto...o forse semplicemente perchè mi andava così.

Adesso mi godo gli ultimi istanti di questa giornata strana, fredda e piovosa, ma tutto sommato tranquilla, con la gatta che dorme beatamente al suono della tromba di Fabrizio Bosso.

E domani si ricomincia.

 Credo che finalmente stasera vedrò Io sono leggenda...e mi divertirò ad osservare tutte le piccole grandi discrepanze con il libro di Richard Matheson. Vi farò sapere!

martedì, 18 marzo 2008

"Diciamo due anni. Tempo due anni, l'unica reazione possibile di un uomo nella merda è di cercare un altro uomo che sia nella merda quanto lui.

Perché quando sei un trentacinquenne fallito, frequentare uomini di successo ti inacidisce il carattere. All'inizio ovviamente è una distrazione, fa sognare, è incoraggiante. Poi diventa irritante, e alla fine inacidisce. " (Chi è morto alzi la mano, Fred Vargas)

Come dargli torto...

Postato da Tzugumi alle 14:07
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lunedì, 10 marzo 2008

«Graziosa, questa tovaglietta,» disse Louis.

«See.»

«Fatta a mano, si direbbe.»

«L'ha fatta mia madre,» grugnì il Cesoia agitando il coltello «Bisogna averne cura, molta cura. È un salva-figli.»

«Un salva-figli?»

«Sei sordo? Mia madre ne ha fatta una per tutti i suoi figli. Ogni domenica bisogna lavarla e farla asciugare per bene, se vuoi che ti protegga. Perché se lavi la tovaglietta ogni domenica, diceva lei, mia madre, ti tocca sapere che giorno è; e per saperlo non puoi alzare troppo il gomito. E per lavarla ti tocca alzarti. E ti tocca avere l'acqua calda e il sapone. E per ave-re l'acqua devi avere un tetto. E il tetto, tocca pagarlo Il che vuol dire che solo per conservare pulita la tovaglietta dovrai rimboccarti le maniche, altro che stare con le mani in mano a bere bianchetti tutti i santi giorni, diceva lei, mia madre. È per questo che è un salva-figli. Mia madre,» aggiunse il Cesoia battendosi la fronte con il manico del coltello, «mia madre prevedeva tutto.»  (Fred Vargas, Io sono il tenebroso)

Continua la mia latitanza temporanea dal blog, il nuovo progetto assorbe quasi completamente tutto il mio tempo ed inoltre ho dovuto anche recuperare i giorni preziosi della mia influenza forzata.

Unica concessione è il mio appuntamento serale con la lettura, irrinunciabile in questo periodo. Ho appena finito di leggere Io sono il tenebroso....che dire, il mio commento è entusiasta come per il libro precedente.

Non so se avete mai provato la sensazione di leggere un libro e contemporaneamente di vederne il film, con i personaggi ben definiti e in carne e ossa che agiscono secondo gli schemi dettati dalla trama.
Io sono il tenebroso è il classico libro che non vorresti smettere neanche per un secondo, di quelli che mentre leggi ridi da sola oppure ti batte il cuore perchè sei nelle fasi salienti della ricerca dell'assassino.
Come nel precedente L'uomo dei cerchi azzurri il giallo è ben congeniato e si arricchisce della presenza di tutta una serie di personaggi deliziosi, dalla prostituta Marthe al rospo Bufo agli Evangelisti che rendono unica e piacevolissima la storia.

Insomma...se non lo avete ancora fatto vi consiglio caldamente di correre a leggerlo!

Postato da Tzugumi alle 14:50
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lunedì, 03 marzo 2008

"Adamsberg camminò fino a sera. Era l'unico modo che aveva trovato per fare una cernita dei propri pensieri. Come se grazie al movimento del camminare i pensieri venissero sballottati quasi fossero particelle in un liquido.
Finché le più pesanti non cadevano sul fondo e le più fini rimanevano in superficie. Alla fine non ne ricavava conclusioni definitive ma un quadro decantato delle sue idee, organizzate per ordine di gravità."

 

Durante il weekend ho finalmente cominciato a leggere "L'uomo dei cerchi azzurri" di Fred Vargas. Come raramente mi capita, ho sentito fin dalle prime pagine che, quello con il libro, fosse amore a prima vista.

La Vargas ha uno stile avvincete, fluido, scorrevole nella lettura nonostante il linguaggio usato non sia sempre semplice. Analizza profondamente i suoi personaggi che acquistano quasi una terza dimensione, man mano si susseguono le pagine del racconto. E riesce a coinvolgere, con una buona dose di ironia, nell'intreccio della vicenda che è finalmente un giallo ben architettato e per niente banale.

Personalmente mi sono innamorata del personaggio di Adamsber. Anzi direi che sono caduta nel tranello della scrittrice. Perchè il commissario è costruito ad arte, è un uomo sfuggente, dal viso tutto storto eppure terribilmente sensuale. Vedremo come si evolverà il suo essere nei prossimi racconti.

Postato da Tzugumi alle 12:40
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martedì, 12 febbraio 2008

"Ormai è l'autunno, tutto torna a dormire, tutto scompare nella pace dell'inverno imminente. Anche i rumori vanno in letargo come ghiri nelle tane. Le case tacciono, ascoltano, sentono la neve depositarsi sui tetti. Quelle senza tetto la ricevono dentro i muri, sui solai, nelle cucine distrutte. La visita della dama bianca entra nel cuore delle case sgangherate. Il paese abbandonato guarda a tramonto con gli occhi malinconici delle finestre senza vetri, sospira adagio con la bocca delle porte sfondate. Era un bel paese, il nostro, adesso non c'è più. " I fantasmi di pietra, Mauro Corona

Oggi stavo seguendo distrattamente un programma su raitre dove si parlava in generale della perdita della manualità e del disperdersi di tutta una serie di professioni artigiane che in passato erano importantissime per l'economia non solo della famiglia ma di una nazione intera.

Poi è andata in onda un'intervista ad un alpinista-scultore-scrittore, tale Mauro Corona. E' stato amore a prima vista. Persona schiva, schietta, dotata di grande senso dell'ironia. L'ho ascoltato affascinata mentre raccontava dell'importanza del mestiere del falegname nel suo paese, di come nelle case il banco da lavoro fosse di importanza vitale. E poi ancora degli sposi che provvedevano a costruirsi gli arredi e le stoviglie, di come le travi di larice custodissero la vita, la morte, il sonno dall'alto dei sottotetti e del legno di ciliegio dei letti che - si diceva - favorisse il far l'amore.

Indubbiamente è un personaggio estremo, ha parlato a lungo di come, se dovesse venire un blackout, molta gente morirebbe poichè incapace di saper fare e schiava di ogni sorta di tecnologia. 

Magari esagera, anzi sicuramente. Però io ritengo che riappropriarsi di una certa manualità non farebbe male.  

Postato da Tzugumi alle 14:47
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lunedì, 11 febbraio 2008
Ho un'amica che va letteralmente in delirio per Alviero Martini e la sua collezione, borse sorattutto. Ne ha di tutti i tipi, di tutti i formati, di tutti i colori...persino quella nera in cui la celebre carta geografica proprio non si distingue.
Non è certo l'unica ad impazzire per le marche. Sabato, da un ottico del centro dove mi ero recata per il solito acquisto delle lenti a contatto, una ragazza stava provando degli occhiali firmati (sempre Iª classe of course) da indossare durante le riprese del suo prematrimoniale (...).

Quello che non riesco a capire è come si possa spendere almeno dieci volte tanto per una borsa che sostanzialmente ha la sola funzione di contenere, cosa che fa altrettanto egregiamente una non firmata.
Scusate ma io sono cresciuta a pane e mercatino dell'usato. E le borse me le facevo (e continuo a farle) da sola con spago o fettuccia o qualsiasi altro materiale stimolasse la mia fantasia.

  Sul fronte libresco ho finito di leggere i libri del precedente post. Molto bello Io sono leggenda, non avrei saputo immaginare un finale migliore. Gli insetti preferiscono le ortiche invece non mi ha convinta per niente, è il classico libro che quando l'hai finito sei tentato di tornare indietro perchè è così assurdo che deve esserti sfuggito qualcosa.

Postato da Tzugumi alle 16:13
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mercoledì, 06 febbraio 2008
"Questa è la verità, la conosciamo sia io che Misako ma non sappiamo scegliere tra sopportare una breve tristezza e rimanere infelici per sempre" *

Prendendo esempio da aleike, nei momenti di libertà mi dedico alla lettura di più libri contemporaneamente. In realtà sarebbero tre, ma uno di questi, Nanà di Emile Zola, non fa testo, essendo il classico romanzo da borsetta, da tirar fuori per colmare i tempi morti o per cavarmi d'impaccio in situazioni in cui desidero rintanarmi nel mio mondo interiore.

Il primo dei due è un vecchio romanzo giapponese del 1928,  Gli insetti preferiscono le ortiche *, di Junichiro Tanizaki . Confesso che nonostante l'amore per questo genere trovo alquanto faticoso portarne avanti la lettura. E' la storia di un'ossessione continua che tormenta l'esistenza dei personaggi. Kanamè, il protagonista, è angosciato dal desiderio di separarsi dalla moglie, che non ama e non ha mai amato, ed è costantemente dibattuto da lotte interiori, dubbi, decisioni prese e ritrattate, in equilibrio precario tra la fedeltà alle antiche, rassicuranti tradizioni e le lusinghe seducenti e pericolose introdotte dalla cultura occidentale. Il soffermarsi eccessivo sui periodi storici del Giappone, sulla poetica del teatro delle marionette e sull'arte della vestizione del kimono - pur affascinanti - alla lunga rischiano di distrarre l'attenzione dalla vicenda dei due coniugi, che trovo invece molto più interessante, considerando che i dialoghi sono di una modernità sorprendente.

Il secondo è invece un classico della letteratura horror - o del genere vampiresco che dir si voglia - Io sono leggenda, di Richard Matheson. Credo sia superfluo dire di cosa si tratta, visto che attualmente nelle sale c'è il film tratto dal libro stesso - anche se, pur non avendolo visto, ho l'impressione che fra i due non ci sia grachè da spartire. Al di là della mia passione specifica per questo genere di storie, quello che mi colpisce è la capacità dello scrittore di narrare sostanzialmente come il protagonista, ormai rimasto unico essere vivente sulla Terra,  organizza la sua vita con metodo e precisione, riuscendo così a sopravvivere. Mi sembra un'ottima metafora moderna, Robert Neville potrebbe impazzire per la solitudine, ma ponendosi degli obiettivi da conseguire e dei compiti da svolgere nell'arco della sua giornata, riesce a mantenere la calma ed il buon senso. Sicuramente il suo stile di vita è un esempio da seguire, anche in mancanza di vampiri che cingono d'assedio la vostra porta.

Postato da Tzugumi alle 16:19
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In ---> dissertazioni libresche
lunedì, 21 gennaio 2008

Tutti siamo soggetti al fato. Pero' tutti dobbiamo agire come se non lo fossimo.*

Da Settembre scorso, da quella mattina in cui ho mollato tutto e tutti, ogni giorno mi accanisco fra telefonate, mail e gazzetta ufficiale, alla ricerca di uno spunto utile a risollevare le sorti della mia condizione attuale. E più la ricerca diviene infruttuosa, più il mio umore diviene pessimo.

Poi ritorno indietro con la mente, ai primi tempi in cui, giovane neolaureata, cercavo disperatamente un lavoro. E mi accorgo che le occasioni si sono presentate quasi per caso, senza che io facessi particolari sforzi per muovere gli eventi.

Quindi....quindi sinceramente non so che fare. Non so se godermi questi giorni - spero ancora per poco -  di forzata vacanza mettendomi l'animo in pace ed aspettando pazientemente o se invece inventarmi qualcosa - di preciso non ne ho proprio idea - per dare una mano al destino.

Se non muovo un dito mi sento in colpa, come se un pò di riposo dopo quattro anni di stress non fosse meritato, se sforzo il cervello e non trovo via d'uscita mi sento come un animale braccato.

Uff...che pessimo carattere che ho....

* è la frase che la strega Serafina Pekkala pronuncia nel libro La bussola d'oro. La foto proviene da qui.