venerdì, 29 febbraio 2008

Forse chi mi segue da un pò lo sa già...comunque io nutro un amore profondissimo per Sergio Cammariere. Vuoi per il suo stile elegante, vuoi per le atmosfere magiche che la sua musica sa creare, vuoi per i testi delle sue canzone che sanno sempre parlare di te, vuoi per la sua voce, vuoi per la passione che inevitabilmente ti trovi a condividere proprio con la persona a cui tieni di più.

E per amor suo mi riduco a far zapping fra il libro che sto leggendo e il Festival di Sanremo, sperando di vederlo suonare. Ieri il miracolo si è rinnovato...e mi sono commossa, inevitabilmente.

Postato da Tzugumi alle 14:39
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In ---> la musica che fa vibrare la mia
giovedì, 28 febbraio 2008

Prima di leggere questo post vi fornisco un'avvertenza. Sono incavolata nera, come raramente mi capita. Quando ho acquistato il nuovo portatile, più potente, più performante, mi ero illusa che così facendo avrei velocizzato tutta una serie di operazioni che col vecchio pc spesso mi tenevano bloccata per ore. Avevo sentito vocine sui piccoli, insignificanti problemini del nuovo sistema operativo, ma siccome io sono come San Tommaso ho voluto sperimentare in prima persona, pensando che fossero solo voci di corridoio dei patiti del genere.

Ora ne sono sicura. Windows Vista è una vera truffa. Non è compatibile praticamente con nulla. Gli da fastidio tutto...ora gli manca un file, ora un dll, ora l'applicazione è obsoleta, ora sta analizzando l'operazione e ci mette tre ore (ed io volevo solo svuotare il cestino...ne avrò l'autorità no???).

Così stamattina che avrei bisogno di rapidità mi tocca dividermi fra portatile rampante e buon vecchio pc con il sacrosanto Windows 98 che gira che è una bellezza...e sono ancora a zero...e domani dovrei vedere il cliente...fate un pò voi.

 piccola digressione fra un caffè e l'altro. Ultimamente la casella del mio pvt è piena di messaggi del tipo segnalazione di un post (senza manco dire ciao, come stai) - per la serie pubblicità progresso - o poema pseudoromanticoerotico - giuro che io non ho fatto niente per innescare questa vena letteraria.

Ecco...a me piacerebbe ricevere semplicemente un sorriso....chiedo troppo forse?

martedì, 26 febbraio 2008
Postato da Tzugumi alle 14:32
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In ---> aristocratici felini
lunedì, 25 febbraio 2008

Che la mia indole sia quella di una zingara con la valigia sempre in mano è innegabile, ma col passare del tempo ho sempre più bisogno di un posto tranquillo dove tornare.

Così, nonostante il viaggio in Umbria - mia terra natale - sia stato piacevole per gli occhi e per il cuore, rientrare nella mia casetta è stato bello. Sono riuscita a guardare sotto una nuova luce tanti piccoli insignificanti particolari che mi erano mancati da morire...la mia finestrella sul vicolo, i fiori della mia vicina di casa, il divano sotto la finestra dove ho passato lunghi pomeriggi immersa nella lettura.

Ma torniamo alla breve vacanza. Ho guidato tantissimo, forse anche troppo, per raggiungere di volta in volta il paesino che avevo deciso di visitare. Perchè l'Umbria non è solo Perugia, Spello, Spoleto...questa magnifica regione è fatta soprattutto di piccoli paesi di pochi abitanti che custodiscono tesori architettonici inestimabili. L'avreste mai detto ad esempio che Giano dell'Umbria avesse uno dei rari esempi di tre ordini di mura medievali? Certo sarebbe stato bello ripercorrere a piedi i sentieri battuti per secoli dai pellegrini, ma le automobili che sfrecciavano velocissime su strade strette e le temperature rigide di quei giorni mi hanno fatta decisamente desistere...

Ho respirato a pieni polmoni l'aria del centro storico e dei suoi camini accesi, ritornando con la memoria ai momenti felici in cui da bambina andavo a trovare i nonni. A tratti ho persino creduto di ascoltare ancora i miei passi sulla ghiaia del parco giochi dietro la chiesa. Ho riassaporato il pane senza sale e la focaccia con il rosmarino. E chissà perchè ogni cosa mi sembrava più buona...

 qui siamo a Gubbio, nella piazza principale da dove si domina tutta la vallata. I patiti della fiction "Don Matteo" sicuramente la riconosceranno...e quel giorno stavano appunto girando alcune scene della nuova puntata.

Postato da Tzugumi alle 10:28
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In ---> monologhi interiori, taccuino di viaggio
lunedì, 18 febbraio 2008

Sono arrivata sana e salva in Umbria. Il viaggio è stato lungo e impegnativo, non ero più abituata a guidare per così tanto tempo, ma alla fine ce l'ho fatta...se aggiungiamo poi che la macchina me l'aveva prestata papà - ed era la prima volta che la portavo - e che la gatta è stata di una bravura incredibile dormendo per tutto il tragitto...direi che non posso che esserne contenta.

Qui nel mio paese l'atmosfera è sempre quella che ricordavo da bambina, con le sue case antiche, i camini accesi ed i profumi delle cucine. In barba alla dieta domenica ho fatto tavolata con i miei amici di famiglia...e non ho ancora usato la mia digitale perchè il paesaggio è talmente bello che non può essere colto in un singolo istante.

E...e qui mi fermo, prima che si scarichi la batteria.

 il libro da viaggio è Nanà di Emile Zolà...ma confesso che non ho ancora letto nemmeno un rigo...

Postato da Tzugumi alle 23:25
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In ---> taccuino di viaggio
giovedì, 14 febbraio 2008
Come vorrei dirtelo
Forse lo sai
L’amore vuole tempo
E quanto tempo mi dai
Per viverlo
Anche se io non lo so
Io ci proverò con te

Ogni sguardo che tu mi dai
Più limpido
Nasce così
Un brivido che passa
Quando tu sei con me
Mi sembra che
Il mondo non esiste ancora
Ma non ti lascio sola, no

E andremo via da qui insieme un giorno
Se capirai davvero cosa ci vorrà
E come fermeremo la felicità che vola

Tu sei davvero
Tu sei l’amore

E prendi la mia mano
E adesso resta con me
Ascoltami
Ti darò quello che ho
E forse ancora un pò di più

Guarda lassù la luna in cielo che dice
L’amore vero, credi, non ha fretta mai
E’ chiuso dentro a un sogno
E tu raggiungerlo puoi ora

Tu sei davvero
Tu sei la sola

Sergio Cammariere, Tu sei.


Un augurio per tutte le persone che si amano, per quelle che hanno la fortuna di essere accanto alla propria metà e per quelle che amano in silenzio...
Tzugumi va in vacanza per una settimana in Umbria.
A presto.
Postato da Tzugumi alle 14:31
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In ---> comunicazioni di servizio
martedì, 12 febbraio 2008

"Ormai è l'autunno, tutto torna a dormire, tutto scompare nella pace dell'inverno imminente. Anche i rumori vanno in letargo come ghiri nelle tane. Le case tacciono, ascoltano, sentono la neve depositarsi sui tetti. Quelle senza tetto la ricevono dentro i muri, sui solai, nelle cucine distrutte. La visita della dama bianca entra nel cuore delle case sgangherate. Il paese abbandonato guarda a tramonto con gli occhi malinconici delle finestre senza vetri, sospira adagio con la bocca delle porte sfondate. Era un bel paese, il nostro, adesso non c'è più. " I fantasmi di pietra, Mauro Corona

Oggi stavo seguendo distrattamente un programma su raitre dove si parlava in generale della perdita della manualità e del disperdersi di tutta una serie di professioni artigiane che in passato erano importantissime per l'economia non solo della famiglia ma di una nazione intera.

Poi è andata in onda un'intervista ad un alpinista-scultore-scrittore, tale Mauro Corona. E' stato amore a prima vista. Persona schiva, schietta, dotata di grande senso dell'ironia. L'ho ascoltato affascinata mentre raccontava dell'importanza del mestiere del falegname nel suo paese, di come nelle case il banco da lavoro fosse di importanza vitale. E poi ancora degli sposi che provvedevano a costruirsi gli arredi e le stoviglie, di come le travi di larice custodissero la vita, la morte, il sonno dall'alto dei sottotetti e del legno di ciliegio dei letti che - si diceva - favorisse il far l'amore.

Indubbiamente è un personaggio estremo, ha parlato a lungo di come, se dovesse venire un blackout, molta gente morirebbe poichè incapace di saper fare e schiava di ogni sorta di tecnologia. 

Magari esagera, anzi sicuramente. Però io ritengo che riappropriarsi di una certa manualità non farebbe male.  

Postato da Tzugumi alle 14:47
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In ---> manualità, dissertazioni libresche
lunedì, 11 febbraio 2008
Ho un'amica che va letteralmente in delirio per Alviero Martini e la sua collezione, borse sorattutto. Ne ha di tutti i tipi, di tutti i formati, di tutti i colori...persino quella nera in cui la celebre carta geografica proprio non si distingue.
Non è certo l'unica ad impazzire per le marche. Sabato, da un ottico del centro dove mi ero recata per il solito acquisto delle lenti a contatto, una ragazza stava provando degli occhiali firmati (sempre Iª classe of course) da indossare durante le riprese del suo prematrimoniale (...).

Quello che non riesco a capire è come si possa spendere almeno dieci volte tanto per una borsa che sostanzialmente ha la sola funzione di contenere, cosa che fa altrettanto egregiamente una non firmata.
Scusate ma io sono cresciuta a pane e mercatino dell'usato. E le borse me le facevo (e continuo a farle) da sola con spago o fettuccia o qualsiasi altro materiale stimolasse la mia fantasia.

  Sul fronte libresco ho finito di leggere i libri del precedente post. Molto bello Io sono leggenda, non avrei saputo immaginare un finale migliore. Gli insetti preferiscono le ortiche invece non mi ha convinta per niente, è il classico libro che quando l'hai finito sei tentato di tornare indietro perchè è così assurdo che deve esserti sfuggito qualcosa.

Postato da Tzugumi alle 16:13
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In ---> monologhi interiori, dissertazioni libresche
mercoledì, 06 febbraio 2008
"Questa è la verità, la conosciamo sia io che Misako ma non sappiamo scegliere tra sopportare una breve tristezza e rimanere infelici per sempre" *

Prendendo esempio da aleike, nei momenti di libertà mi dedico alla lettura di più libri contemporaneamente. In realtà sarebbero tre, ma uno di questi, Nanà di Emile Zola, non fa testo, essendo il classico romanzo da borsetta, da tirar fuori per colmare i tempi morti o per cavarmi d'impaccio in situazioni in cui desidero rintanarmi nel mio mondo interiore.

Il primo dei due è un vecchio romanzo giapponese del 1928,  Gli insetti preferiscono le ortiche *, di Junichiro Tanizaki . Confesso che nonostante l'amore per questo genere trovo alquanto faticoso portarne avanti la lettura. E' la storia di un'ossessione continua che tormenta l'esistenza dei personaggi. Kanamè, il protagonista, è angosciato dal desiderio di separarsi dalla moglie, che non ama e non ha mai amato, ed è costantemente dibattuto da lotte interiori, dubbi, decisioni prese e ritrattate, in equilibrio precario tra la fedeltà alle antiche, rassicuranti tradizioni e le lusinghe seducenti e pericolose introdotte dalla cultura occidentale. Il soffermarsi eccessivo sui periodi storici del Giappone, sulla poetica del teatro delle marionette e sull'arte della vestizione del kimono - pur affascinanti - alla lunga rischiano di distrarre l'attenzione dalla vicenda dei due coniugi, che trovo invece molto più interessante, considerando che i dialoghi sono di una modernità sorprendente.

Il secondo è invece un classico della letteratura horror - o del genere vampiresco che dir si voglia - Io sono leggenda, di Richard Matheson. Credo sia superfluo dire di cosa si tratta, visto che attualmente nelle sale c'è il film tratto dal libro stesso - anche se, pur non avendolo visto, ho l'impressione che fra i due non ci sia grachè da spartire. Al di là della mia passione specifica per questo genere di storie, quello che mi colpisce è la capacità dello scrittore di narrare sostanzialmente come il protagonista, ormai rimasto unico essere vivente sulla Terra,  organizza la sua vita con metodo e precisione, riuscendo così a sopravvivere. Mi sembra un'ottima metafora moderna, Robert Neville potrebbe impazzire per la solitudine, ma ponendosi degli obiettivi da conseguire e dei compiti da svolgere nell'arco della sua giornata, riesce a mantenere la calma ed il buon senso. Sicuramente il suo stile di vita è un esempio da seguire, anche in mancanza di vampiri che cingono d'assedio la vostra porta.

Postato da Tzugumi alle 16:19
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In ---> dissertazioni libresche
martedì, 05 febbraio 2008

 E sai che c’è un ritmo per tutto,
      di gioia e dolore per tutto, 
      e ieri chissà e domani chissà, 
      che tutto si perde nel flusso.*

Un passo alla volta, un piccolo gradino alla volta, senza fretta e senza fatica, così che l'immensa scalinata che ci attende non sembri poi così ripida e invalicabile.

E' questo l'atteggiamento che cerco di tenere, l'unico sostenibile. Mi pongo piccoli obiettivi, piccole conquiste. Certo non dovrei troppo spesso soffermarmi e voltarmi indietro a guardare, ma mi sembra quasi impossibile in giornate come queste, in cui i ricordi e la nostalgia prendono vita anche con una semplice canzone. Ma in un certo senso non sono pensieri che fanno male. Anzi.

* Ratto, Subsonica.

       

Postato da Tzugumi alle 11:33
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In ---> monologhi interiori, un pò di sana tristezza