"Questa è la verità, la conosciamo sia io che Misako ma non sappiamo scegliere tra sopportare una breve tristezza e rimanere infelici per sempre" *
Prendendo esempio da aleike, nei momenti di libertà mi dedico alla lettura di più libri contemporaneamente. In realtà sarebbero tre, ma uno di questi, Nanà di Emile Zola, non fa testo, essendo il classico romanzo da borsetta, da tirar fuori per colmare i tempi morti o per cavarmi d'impaccio in situazioni in cui desidero rintanarmi nel mio mondo interiore.
Il primo dei due è un vecchio romanzo giapponese del 1928, Gli insetti preferiscono le ortiche *, di Junichiro Tanizaki . Confesso che nonostante l'amore per questo genere trovo alquanto faticoso portarne avanti la lettura. E' la storia di un'ossessione continua che tormenta l'esistenza dei personaggi. Kanamè, il protagonista, è angosciato dal desiderio di separarsi dalla moglie, che non ama e non ha mai amato, ed è costantemente dibattuto da lotte interiori, dubbi, decisioni prese e ritrattate, in equilibrio precario tra la fedeltà alle antiche, rassicuranti tradizioni e le lusinghe seducenti e pericolose introdotte dalla cultura occidentale. Il soffermarsi eccessivo sui periodi storici del Giappone, sulla poetica del teatro delle marionette e sull'arte della vestizione del kimono - pur affascinanti - alla lunga rischiano di distrarre l'attenzione dalla vicenda dei due coniugi, che trovo invece molto più interessante, considerando che i dialoghi sono di una modernità sorprendente.
Il secondo è invece un classico della letteratura horror - o del genere vampiresco che dir si voglia - Io sono leggenda, di Richard Matheson. Credo sia superfluo dire di cosa si tratta, visto che attualmente nelle sale c'è il film tratto dal libro stesso - anche se, pur non avendolo visto, ho l'impressione che fra i due non ci sia grachè da spartire. Al di là della mia passione specifica per questo genere di storie, quello che mi colpisce è la capacità dello scrittore di narrare sostanzialmente come il protagonista, ormai rimasto unico essere vivente sulla Terra, organizza la sua vita con metodo e precisione, riuscendo così a sopravvivere. Mi sembra un'ottima metafora moderna, Robert Neville potrebbe impazzire per la solitudine, ma ponendosi degli obiettivi da conseguire e dei compiti da svolgere nell'arco della sua giornata, riesce a mantenere la calma ed il buon senso. Sicuramente il suo stile di vita è un esempio da seguire, anche in mancanza di vampiri che cingono d'assedio la vostra porta.